FEDERICO POVOLERI: UN CIMINIANO INCOMPRESO

Autori: Andrea Bramini (Everett), Matteo Venturi (Malachia), Vito.


Analogamente a quanto ho realizzato per Silvano Mezzavilla, ho deciso di realizzare un lavoro di analisi rispetto alle storie Disney sceneggiate da Federico Povoleri. Questi è un nome che può dire poco anche al più incallito fan disneyano, per via dell’esiguo numero di storie prodotte e per la poca visibilità data a queste nel corso degli anni (le sue storie godono, tranne qualche eccezione, di pochissime ristampe).
Io stesso difatti conoscevo il nome di Povoleri solo ricollegandolo alla storia Paperinik contro il perfido… Perfidus, storia che da bambino avevo molto amato e reputavo una delle mie preferite su Paperinik, uno dei miei personaggi preferiti. Mi sono infatti stupito quando aiutandomi col sempre utile Inducks ho scoperto che altre storie di metà anni ’90 che mi piacquero così tanto da rimanere nel mio cuore ancora adesso sono opera sua.
Come “ispiratori” l’autore ebbe Alberto Ongaro (suo maestro di narrativa a sceneggiatura, ex giornalista e scrittore di numerosi romanzi), che gli ha insegnato i trucchi del mestiere e l’ha instradato in questa professione, e soprattutto Rodolfo Cimino, che Federico considera un esempio, un nume tutelare: Cimino gli insegnò a muovere i primi passi nel fumetto Disney e gli diede molti consigli in merito alle sue prime sceneggiature proposte alla redazione. Inutile dire che tutta la produzione di Povoleri (sempre ed esclusivamente condotta sui Paperi, con prevalenza di Zio Paperone nel ruolo di protagonista) conserva un’impronta fortemente ciminiana.
Prima ancora di conoscere Cimino e di sapere che lui era l’autore delle sue storie preferite, però, il primo contatto che l’autore ebbe col mondo Disney è stato segnato da una telefonata (vedi qui): la prima storia in assoluto che Povoleri scrisse per la Disney era intitolata Zio Paperone e il Rally di Paperopoli, storia che giunse a Giorgio Cavazzano. Il Maestro chiamò al telefono Povoleri per dirgli che la storia era molto divertente e che, pur necessitando di qualche aggiustatina, avrebbe avuto piacere a disegnarla. Successivamente Cavazzano presentò Povoleri a Cimino, ma la storia del Rally di Paperopoli non venne mai pubblicata. E’ strano notare che Cavazzano, poi, non disegnerà nessuna delle storie di Federico Povoleri, il che lo ritengo un peccato.
Con la conoscenza di Cimino e l’aiuto del grande sceneggiatore nel muovere i primi passi nel mondo a fumetti Disney, parte a pieno ritmo l’avventura di Federico come sceneggiatore disneyano… ma racconta Povoleri stesso su questo thread a lui dedicato (per la precisione nella risposta # 3) che la sua esperienza in Disney è stata breve per via di un periodo difficile in redazione, periodo di grandi cambiamenti che non si confacevano alla sensibilità dell’autore, e che mostravano di non avere spazio per un nuovo autore dallo stile “alla Cimino”.
Nonostante questo clima di “anonimato”, ritengo comunque che Povoleri sia stato uno sceneggiatore che nel suo piccolo è comunque riuscito a creare storie simpatiche e che dimostrano quanto la linea ciminiana possa essere intrapresa anche da altri autori oltre a Rodolfo stesso, come del resto in tempi recenti anche un fuoriclasse come Casty ha dimostrato, prima con l’omaggio nella storia Topolino e la Borbottiglie di Avaloa e poi con la sua prima prova con lo Zione, Zio Paperone e il Moltiplicatore di Simplicius. E sono sicuro che se avesse continuato a scrivere per “Topolino” anche Povoleri avrebbe sicuramente saputo arricchire in modo determinante e riconoscibile il settimanale. Per questo motivo realizzo questo lavoro di analisi delle storie da lui sceneggiate, con la speranza di poter certificare al meglio la sua bravura.
Mi piace poi anche considerare questa mia “maxi-recensione” come uno speciale ringraziamento a Federico Povoleri, che iscrittosi al Papersera ha dimostrato di essere una persona molto umana e sensibile, un artista nell’anima, e di avere a cuore principalmente la gioia di chi legge i suoi lavori; si è dimostrato disponibile a dialogare con tutti i paperseriani, ed è arrivato addirittura a scrivere una sceneggiatura con il ritorno di Perfidus solo ed unicamente per il Papersera.
Per questi motivi questo lavoro vuole anche essere un ringraziamento e un segno di stima e gratitudine. Lavoro che non conduco da solo, ma per il quale mi avvalgo del prezioso contributo di due “big” del forum, Malachia (che ha scritto le analisi di due storie di cui purtroppo non sono in possesso) e Vito (che in nome del suo fortissimo e risaputo amore per il personaggio di Paperone ha voluto contribuire con l’analisi di una delle avventure paperoniane scritta da Povoleri). Ringrazio moltissimo entrambi per l’aiuto che mi hanno dato, per l’entusiasmo e per la loro strepitosa competenza.
Per la cronaca, attualmente Povoleri continua a lavorare nel ramo della narrazione e della comunicazione, avendo però espanso il suo ambito lavorativo anche ad esperienze di regia, di editing digitale, montaggio e di musica. Gli facciamo il nostro più grande in bocca al lupo per la sua carriera futura e per la sua vita.
Infine mi pare giusto segnalare qui il sito personale di Povoleri, dove si possono trovare molte altre informazioni su di lui e sui suoi lavori: http://www.venicevideoart.com/

N.B. Tutte le informazioni sul contesto e le vicissitudini dell’autore nella redazione di “Topolino” e nel suo lavoro (sia in questa introduzione che nei resoconti di alcune storie) sono state prese dai vari interventi dello stesso autore, disseminati nelle pagine di questo thread a lui dedicato. Alcune integrazioni le ho poi inserite grazie a indicazioni che l’autore mi ha suggerito in un post della pagina successiva di questo thread.
Legenda: per ogni storia è mostrata la prima tavola e sono indicati il disegnatore, il numero di tavole totali di cui la storia è composta, il numero di “Topolino” in cui ha esordito, il link alla pagina Inducks.

Zio Paperone e la Bipiramide dell’Oltre Giuba

Disegni: Giorgio Bordini
Tavole: 32
Topolino” # 1813 (26 agosto 1990)
Inducks

La prima storia di Federico Povoleri ad essere pubblicata è in realtà la seconda ad essere stata commissionata all’autore dalla redazione di “Topolino”, come dice lo stesso Povoleri nella risposta # 17 di questo stesso thread. Nella risposta # 15 di quest’altro thread scopriamo infatti che la prima storia realizzata da Povoleri per la Disney non fu mai pubblicata, e si intitolava Zio Paperone e la Concorrenza Aerea. A voler essere pignoli questa è stata preceduta da Zio Paperone e il Rally di Paperopoli, altra storia mai pubblicata che Povoleri scrisse e mandò alla redazione, e che venne notata addirittura da Cavazzano, come raccontato nell’introduzione… ma che ebbe fortuna avversa.
La Bipiramide dell’Oltre Giuba è comunque la più adatta come avventura d’esordio per lo sceneggiatore, fin dal titolo ciminiano fino al midollo. Non è solo una percezione, lo sceneggiatore stesso ci rivela sempre nello stesso topic che nelle sue prime sceneggiature disneyane Cimino gli è stato vicino per dargli alcuni suggerimenti, tra i quali proprio il titolo definitivo di questa avventura.
Avventura che vede Zio Paperone che tenta di sfruttare un strana piramide a due punte, la quale avrebbe la capacità di produrre “raggi illuminanti e conservanti” per poter mantenere al meglio al suo interno cibi e… non solo, come Paperone stesso immagina prima e mette in pratica poi. Come già successo in passato per i più svariati motivi, il Deposito cambia forma e diventa una piramide a due punte per poter custodire l’oro dello Zione senza consumo di elettricità. Ma ovviamente l’inghippo non tarderà a saltar fuori…
Storia decisamente molto buona, sa divertire il lettore sia bambino che adulto, e se nelle prime tavole l’atteggiamento di Paperone appare un po’ troppo burbero e cinico, ecco che nel corso della storia il suo carattere si specifica meglio, caratterizzandolo molto meglio. Le ultime due tavole, infatti, quando il vecchio cilindro si riprende e si fa valere contro la sorte avversa (finale epico e galvanizzante), ci mostrano uno dei Paperoni più genuini.
Segnalo che a un certo punto Paperino esclama “Aaagh! Un be… un be… un bestio!”, riportando un termine proprio di molte sceneggiature ciminiane. A proposito di elementi di stampo ciminiano, faccio notare la vignettona d’apertura, tipica delle storie di Rodolfo e presente non solo qui ma in tutte le storie disneyane di Federico!
L’Oltre Giuba, contrariamente a quanto si potrebbe pensare di primo acchito e alla consuetudine di Rodolfo Cimino, non è un luogo inventato, ma esiste realmente, e la breve spiegazione “geografica” dei nipotini sul fiume Giuba è corretta.
I disegni di Bordini non mi hanno troppo entusiasmato a dire il vero, non mi è sembrato in forma quanto in alcune storie degli anni precedenti, ma offre comunque alcune tavole notevoli, come il Paperone dell’ultima vignetta della ventiquattresima tavola e come tutte le ultime 4, meravigliose tavole dalla forza tanto narrativa quanto grafica.

Paperino e l’Inferno Verde

Disegni: Luciano Gatto
Tavole: 26
Topolino” # 1833 (13 gennaio 1991)
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Pubblicata sul “Topolino” che ospitava la prima puntata della saga di Pezzin/De Vita I Signori della Galassia, la storia costituisce un’ottima centrale nell’albo, che vede Paperino impegnato nel lavoro di risolutore di problemi. Che problemi? Di qualunque tipo gliene pongano i clienti! Vediamo subito come Federico inquadri perfettamente uno degli aspetti più simpatici di Paperino, visualizzato in alcune irresistibili ten pages di Carl Barks, cioè il suo essere aperto alle attività più strambe, impegnandosi per riuscirci al meglio.
Non fa in tempo a scomparire il sorriso per aver visto un Donald Duck del genere, che il suddetto sorriso si allarga ancor di più quando vediamo Paperino e nipotini offrire un buon pranzo a un pover’uomo e al suo simpatico cagnolone, mostrando l’animo essenzialmente altruista e generoso del papero, che dona – senza fronzoli inutili – la cosa più importante, il cibo appunto. In cambio avrà dall’uomo una leggenda su uno smeraldo verde dai grandi poteri, peccato che il racconto arriverà alle orecchie di Zio Paperone, che tosto imbastirà una spedizione nella mesa verde.
Il finale non sarà quello auspicato né dallo Zione né da Paperino, ciononostante è una degna conclusione per il secondo, che tanta generosità e altruismo ha dimostrato in tutte le 26 tavole di questa storia, e come in ogni bella favola è giusto che riceva una ricompensa.
Storia molto “dolce” e con personaggi ben caratterizzati (su tutti l’ottime Paperino), mostra anche qui scopertamente alcuni elementi tipici delle storie di Rodolfo Cimino, quali lo strambo mezzo di trasporto e gli occhialoni da esploratore sopra al cilindro dello Zione. Da notare poi lo scontro a cui giungono Paperino e Paperone relativamente ai “valori” da tirare in ballo in quel loro viaggio, molto d’effetto.
I disegni sono di un vero Maestro, Luciano Gatto, il quale ha l’occasione di “citarsi” nelle prime tavole grazie alla missione che compie Paperino (recuperare un gatto rapito) e nell’ultima tavola, nei panni di un gatto volante attorno al Deposito, dallo sguardo perplesso. Il tratto classico e morbido di Gatto è perfetto per raffigurare la giungla in cui si muovono i nostri, così come nel disegnare i Paperi, che sono perfetti dalla testa alle zampe: notare l’espressione di Paperino nell’ultima vignetta della seconda tavola o il Paperone dell’ultima pagina. Magnifico comparto grafico per una storia deliziosa.

Paperino e lo Sconosciuto dal Tocco d’Oro

Disegni: Luciano Gatto
Tavole: 32
Topolino” # 1835 (27 gennaio 1991)
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A due soli numeri di distanza “Topolino” presenta un’altra storia firmata da Povoleri. Non solo, ma è anche la seconda storia consecutiva disegnata da Luciano Gatto (sarà anche l’ultima), dopo la splendida prova della precedente avventura nell’ Inferno Verde.
Paperino ultimamente è decisamente in forma, si allena nel garage e può difendersi e difendere Paperina dai brutti ceffi. Viene così notato da un allenatore di pugili, che gli propone di allenarlo da professionista e poi gli offre addirittura un contratto d’ingaggio. Come però lo avevano avvertito Qui, Quo e Qua la strada del pugile non è tutta rose e fiori, e infatti il primo incontro non arriderà al papero, che però vede la fortuna soffiare dalla sua parte, nella forma di un ex campione, Rocky Parmigiano.
Non voglio rivelare come il vecchio atleta aiuta Paperino, mi limito a dire che Paperino si dimostrerà decisamente saggio nell’amministrare l’occasione che il fato gli ha offerto, e questo è un altro topos che si può riscontrare nell’opera di Cimino, la saggezza di chi non è abituato ai colpi di fortuna e quando gli capitano sa ben gestirli, sapendo di non poter né dover spremere fino in fondo quella che la sorte gli elargisce così raramente. Povoleri riesce a rendere questo altro ottimo aspetto di Paperino splendidamente, dimostrando di aver appreso la lezione del Maestro non solo per il personaggio di Paperone ma anche per il di lui nipote. Paperone che comparirà, pur marginalmente, anche in questa storia “sportiva”, dove avrà occasione di far emergere ancora di più quanto appena detto su Paperino, ovviamente per effetto di contrasto. Peccato per un passaggio non molto chiaro, in cui il vecchio campione sembra essere al corrente dell’infamata con cui Paperone ha prevaricato il nipote, quando non capisco come Parmigiano potesse saperlo.
I riferimenti che si possono trovare in questa storia sono il “Matusalemme!” gridato da Paperino, espressione molto ciminiana al pari del “bestio” della prima storia pubblicata. Poi, ovviamente, ai film di Rocky (nome non a caso del vecchio pugile, che dimostra però la sua rusticità nel cognome Parmigiano, vera pennellata d’artista di Federico). La figura di Rocky Parmigiano vista come risolutrice, poi, ricorda un po’ quella dei vecchi saggi delle storie di Rodolfo Cimino. Ricordo poi che Paperino era già stato pugile nella barksiana Paperino Boxer da Titolo Mondiale (tra l’altro ristampata insieme a questa di Povoleri sul Più Disney “Paperolimpiadi”). Una curiosità “scema” finale è che anni dopo la pubblicazione di questa storia il fascino del mondo del ring continuerà a sussistere, per esempio all’interno della serie di sketch di Maccio Capatonda in “Mai Dire…”, comparve questo episodio che chissà perché mi è venuto prepotentemente in mente rileggendo adesso Lo Sconosciuto dal Tocco d’Oro! ;D
Concludo ricordando che lo stratagemma che si scopre alla fine della storia, forse leggermente prevedibile, non può non richiamarsi a quello celebre in Dumbo, riportando solo l’esempio più celebre.
I disegni sono ottimi. Gatto replica la brillante prova della scorsa storia regalandoci un Paperino ottimo anche in abbigliamento da pugile e anche con gli occhi neri, anche la rappresentazioni dell’ex pugile è azzeccata. Manca solo il gatto in firma, ma non è che possa inserirlo ogni volta. Tutto bello!

Zio Paperone e la Chiave d’Oro degli Inca Onka

Disegni: Alberto Lavoradori
Tavole: 32
Topolino” # 1847 (21 aprile 1991)
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Come altre di Povoleri, anche questa storia è di impianto decisamente ciminiano. Sono, infatti, presenti, tutti i topoi delle avventure del grande Maestro di Palmanova.
C’è uno “strano popolo”, per di più “siderale”, sono presenti versi in rima («Urca urca bu!/Che l’avarizia venga su!/Esca dalla capoccia/ed entri nella boccia!»), è presente la figura del saggio, vi sono i consueti bizzarri mezzi locomozione, e, non ultimo, lo splash-panel nella tavola iniziale. La stessa trama sembra essere uscita dalla fervida immaginazione di Cimino. Senza rivelare troppi dettagli a chi non ha ancora avuto il piacere di leggerla, la vicenda prende il via sul Pianeta Anka, ove il saggio del popolo degli Inka Onka (notare il gioco di parole), decide di liberarsi di quell’avarizia, che, di generazione in generazione, aumenta e che è palese «nemica della fratellanza», base della loro felice civiltà. Essa viene, quindi, “spedita” sulla Terra, ove, liberata da Paperone e dai Bassotti, contagerà tutti i conoscenti del Papero più avaro per antonomasia. Sospesa fra sogno e realtà, la vicenda che, suo malgrado, vede protagonista Paperone, si concluderà con un suo impeto di generosità, contrappasso anch’esso usualmente ciminiano. All’altezza della poetica sceneggiatura, non sono, a mio avviso, i disegni di un Lavoradori, seppur bravo, ancora molto “acerbo” che mescola differenti modelli stilistici, i quali vanno da alcune espressioni tipicamente cavazzaniane, al puramente carpiano “germe” dell’avarizia. Rimane, comunque, una storia ben costruita che dà adito a riflessioni ben più profonde della gradevole trama, che, pur sempre, emerge da una sua lettura solo superficiale.
Malachia (che ringrazio per il contributo)

Zio Paperone e la Persuasione Occulta

Disegni: Alessandro Gottardo
Tavole: 25
Topolino” # 1859 (14 luglio 1991)
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La storia si apre come tante altre: i Bassotti vengono rimessi in libertà, ma non perdono nemmeno un istante per derubare il “povero” Paperone. Il modo, però, è, questa volta, più originale del solito: se è praticamente impossibile scassinare il Deposito, bisogna, in qualche modo, “indurre” il «Taccagnone» a donare spontaneamente il proprio denaro.
La tecnica è quella dei “messaggi subliminali”, per cui un’informazione, che può essere trasmessa attraverso qualsiasi mezzo, potrebbe nascondere al suo interno – come in un codice cifrato – ulteriori contenuti, estranei al contesto iniziale, che rimarrebbero inconsciamente impressi nella memoria del fruitore. Per esempio «se in un film si inserisce un fotogramma contenente un messaggio pubblicitario, lo spettatore non nota il fotogramma che passa velocissimo, ma l’occhio recepisce egualmente il messaggio, trasmettendolo al cervello, dal quale, poi, verrà l’ordine inconsapevole di acquistare il prodotto reclamizzato nel fotogramma».
Lo svolgimento dell’avventura è, quindi, assai originale, tuttavia il finale, ovvero la risoluzione del “dramma”, è abbastanza semplicistico (lo Zione, grazie ai nipoti, si accorge di essere stato raggirato e caccia i Bassatti a colpi di antifurto elettronico). La storia è, comunque, gradevole, anche se, a mio modesto avviso, non è fra le migliori di Povoleri. Per quanto riguarda la parte grafica, si nota come lo stile di Gottardo – “cavazzaniano” ma pur sempre “personalissimo” – sia uno dei quei pochi che, negli ultimi venti anni, sia rimasto pressoché invariato.
Malachia (che, anche qui, ringrazio per il contributo)

Zio Paperone e l’Elmo di Orus Oreficius

Disegni: Marçal Abella Bresco (Studio Recreo)
Tavole: 30
Topolino” # 1869 (22 settembre 1991)
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Una storia semplice semplice quanto ingenuamente disneyana apre il numero 1869 di “Topolino”: si tratta di Zio Paperone e l’Elmo di Orus Oreficius, sceneggiata da un Povoleri più ciminiano che mai.

Il racconto ha infatti qualsiasi elemento che tanto si apprezza nelle storie del Maestro Rodolfo, a partire dal titolo evocativo, il disegnone d’apertura, i macchinari assurdi di Paperone, i manicaretti di Paperino, la ricerca di un oggetto mistico che si rivela infruttuoso e via dicendo.
Questa è una piccola avventura di non molte pretese, adatta soprattutto ai bambini (che non avranno nessuna difficoltà a capire tutti i singoli passaggi, ognuno estremamente funzionale all’altro), riuscendo ad ogni modo a risultare molto godibile e piacevole.
Ciò che più si nota della storia, come già accennato, è la sua semplice sintesi. I personaggi devono trovare un tesoro (di cui Paperone viene a sapere grazie alle parole di un venditore ambulante), e ci riescono molto facilmente noleggiando un mezzo che li trasporti sull’isola, cercando in poco tempo sul posto e scovando il tempio interessato in uno schiocco di dita. E tutte le pieghe della vicenda hanno il loro naturale evolversi giungendo senza sbavature al simpatico finale, come un piccolo puzzle che trova il suo completamento in pochi ed essenziali pezzi.

La storia può risultare come nulla di particolarmente sorprendente e con un canovaccio dopotutto usato più volte, ma possiede quel buon gusto raffinato dei viaggi di Zio Paperone intorno al mondo che difficilmente può stancare. E difatti si termina la storia con un piacevole sorriso.

I disegni dello Studio Recreo sono certamente di mano molto semplice e leggera, ma per questo dotati di un loro fascino personale (nonostante ci si imbatta in un primo piano di Paperone senza occhiali), in contrasto con la linea accademica dei nostri italiani.

Da segnalare infine una curiosità: benché vi sia anche un flashback dedicato alla creazione dell’elmo, in tutta la storia Orus Oreficius (che dà il titolo al racconto) non appare.
Vito (che ringrazio per il contributo)

Paperinik e il Perfido… Perfidus

Disegni: Anna Marabelli
Tavole: 36
Topolino” # 1976 (10 ottobre 1993)
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L’unica storia di Paperinik scritta dall’autore è una di quelle che ricordo con più affetto dall’infanzia, quando la lessi per la prima volta. In un periodo in cui le storie del personaggio avevano da tempo preso la direzione del Paperinik-macchietta, solamente divertente o tutto incentrato sui crimini ecologici, e che inoltre si apprestava a diradare sempre di più la sua presenza sulle pagine di “Topolino”, Povoleri crea una storia che in un paio di aspetti cerca di riprendere lo spirito di tenebroso con cui Paperinik è nato. Innanzitutto dall’antagonista, una sorta di Inquinator di pezziniana memoria ma con sostanziali differenze da quest’ultimo: se i due sono accomunati dall’ambiente della sporcizia, Perfidus non è concentrato su questa in maniera viscerale (come invece Inquinator, anche per esigenze “ecologiste” insite nelle due storie di Pezzin), ma sa diventare un criminale a tutto tondo e desideroso di elevarsi dal suo status ambendo a uno più alto. Questo deriva soprattutto dal suo passato, in cui era Cenciopaper, un vagabondo povero in canna e senza possibilità di uscire dalla sua situazione, che grazie a flaconi contenenti chissà quali intrugli chimici buttati nella discarica lo trasformano in un essere intelligentissimo e ambizioso.
Costui si crea un costume molto simile a quello di Paperinik, tanto che la polizia lo scambia per l’eroe mascherato, e questo è un po’ il secondo elemento che riporta alla memoria le storie in cui Paperinik non era del tutto schierato dalla parte del bene (anche se in questa storia, come detto, si tratta di un equivoco).
La storia procede bene, con la mossa decisiva del villain e la sconfitta da parte dell’eroe in una inusitata battaglia finale, con tanto di promessa di ritorno da parte di Perfidus che molto ricordo il Boss Artiglio dell’Ispettore Gadget. Minaccia che non verrà messa in pratica, dal momento che come lo sceneggiatore ha raccontato qui sul Papersera la redazione non era interessata a questo nuovo cattivo, e che addirittura fece riscrivere più volte la storia a Povoleri per renderla meno “eccessiva”. Povoleri scrive, nella risposta # 3 di questo thread:

Citazione

Perfidus è stato un sogno infranto e nato male. L’idea originale era quella di creare un’antagonista all’altezza di Paperinik che rilanciasse il personaggio in quell’epoca piuttosto in ribasso. Giocando sulla dualità insita nell’uomo, volevo creare il doppio negativo di Paperinik per dare vita a delle storie interessanti che potessero ricreare alcune delle profonde e stupende metafore Ciminiane (il mio maestro agli esordi in casa Disney) delle storie fine anni 60.
Purtroppo in quel periodo si era creata una situazione difficile all’interno della Disney, e la mia sceneggiatura venne pesantemente rimaneggiata privandola degli aspetti più introspettivi e sostituendone alcune battute che non approvai perchè non in linea con il mio stile. Perfidus era un personaggio su cui avevo puntato e in cui credevo ma lo sottoposi nel momento sbagliato. Succede.

Un peccato, ma che comunque ha fatto sì che la storia diventasse  una delle più belle di quegli anni con protagonista Paperinik, e alla fine anche se in modo inusuale il suo seguito l’ha avuto, ma di questo ne parleremo più avanti. E’ bene ricordare che Perfidus è anche menzionato sul sito di Andrea Salimbeti Paperinik il Diabolico Vendicatore.
Per il comparto grafico, la Marabelli (che all’epoca faceva parte dello Staff di If) non se la cava male, si nota l’influenza dello stile di Giovan Battista Carpi nel suo tratto, e negli anni successivi affinerà meglio il suo stile di disegno, ma già qui riesce a ritrarre bene le espressioni del protagonista, e anche la rappresentazione di Perfidus risulta credibile e anche temibile.

Zio Paperone e il Duello dei Maghi

Disegni: Alberto Lavoradori
Tavole: 33
Topolino” # 1990 (16 gennaio 1994)
Inducks

Che storia atipica e particolare, questa. Che parte nel passato, narrando le origini della leggenda su una magica moneta che sarà alla base dell’avventura, per poi spostarsi nel presente, dove vediamo Paperone desideroso di raddoppiare il potere della sua Numero 1 abbinandola alla moneta dell’antico popolo. Per farlo, decide di apprendere le arti dell’occultismo! Lo Zione! Ma lol! Già questo fatto, di Paperone negromante, è alquanto originale, se poi a ciò sommiamo che nella storia a fronteggiare lo Zione ci sono Rockerduck, i Bassotti e Amelia, tutti che vogliono impossessarsi della moneta, è chiaro che la storia ne guadagna in complessità. Infatti a quel punto, tutti arrivati nel luogo dove la moneta dovrebbe trovarsi, ingaggiano il duello del titolo, che finirà con l’intervento risolutore di un… agente esterno!
Avventura intrigante per i temi come magia e occultismo (questa parola mi fa sempre venire in mente Alan Moore :P ) e per la presenza di tutti i nemici di Paperone riuniti insieme. Notare poi che il mezzo con cui lo Zione e i nipoti si spostano non è uno dei tipici “veicoli ciminiani” ma un vero e proprio teletrasporto creato da Paperone con le sue arti magiche. Infine è particolarmente d’effetto e divertente la scena in cui tutti quanti sono trasformati in animali (i Paperi in elefanti, che molto mi ricordano quelli del Libro della Giungla, i Bassotti in maiali, Amelia in tigre e Rockeduck in scimmia).
Ai disegni abbiamo Lavoradori, che nel 1994 al suo attivo aveva alcune storie di Cimino, alcune di Panaro e altre per il mercato straniero, oltre ovviamente che già una storia di Povoleri, Zio Paperone e la chiave d’oro degli Inca Onka. Il suo tratto è ancora molto fedele alla linea classica, e anche se comunque in questa storia qualche guizzo personale si inizia a intravedere – nella prima tavola, nel mago di corte del flashback iniziale con quel lungo cappellone – non siamo ancora arrivati a quella linea così sperimentale che vedremo in alcune storie del 1995-96-97 (basti ricordare cose come Archimede e il domestico catastrofico, Zio Paperone e la bilancia benemala, Zio Paperone e il sistema di sicurezza a prova di errore e ovviamente Evroniani dal Numero Zero di PKNA, ma ce ne sarebbero molte altre che graficamente hanno una linea rivoluzionaria). Ne viene fuori un interessante connubio tra classico e moderno, molto intrigante da vedersi.

Topolino – Il Numero 2000

Disegni: Velerio Held
Tavole: 1
Topolino” # 2000 (27 marzo 1994)
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Le pagine di omaggi dedicati ai 2000 numeri di “Topolino”, pubblicate proprio sul duemillesimo numero, erano davvero tante e contribuivano significativamente all’aumento della filiazione di quell’albo. E sembra quindi che praticamente tutti gli artisti attivi in quella prima metà degli anni ’90 abbia potuto e voluto dedicare una tavola alla testata, sia tra i Maestri storici sia tra le leve più giovani. Anche Mezzavilla l’aveva fatto, come ho ricordato nella retrospettiva a lui dedicata, e pure il nostro Povoleri ha contribuito. La tavola sfrutta il sempre efficace gioco a “scatole cinesi” della serie: guardo dentro al disegno che guarda dentro al disegno che guarda dentro al disegno (come la storica copertina del primo numero dei Grandi Classici Disney). Questo nella prima vignetta della tavola, nella seconda ecco molti dei personaggi principali riuniti (con in centro Topolino) a festeggiare il prezioso traguardo. Ai disegni il buon Valerio Held, che compie un onesto lavoro aiutando a rendere l’insieme molto simpatico.

Zio Paperone e il Predone Dimensionale

Disegni: Comicup Studio
Tavole: 29
Topolino” # 2078 (26 settembre 1995)
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Bella, molto bella questa storia. Quindici anni prima del telefilm Fringe, e richiamando in parte uno degli assunti ala base della saga letteraria di Stephen King La Torre Nera, anche Zio Paperone viene a contatto con gli universi paralleli. Infatti viene derubato da un altro se stesso, e Archimede gli spiegherà che esistono infinite dimensioni alternative nate ognuna da un bivio derivato da una nostra scelta differente. Evidentemente uno di questi Paperoni alternativi è diventato un ladro!
Il nostro Paperone non esita allora, vestito di una fantascientifica tuta, a percorrere una moltitudine di universi paralleli per ritrovare il furfante e il maltolto.
Una storia molto efficace, con un Paperone tosto e maiuscolo. Interessante notare che lo stratagemma che viene usato per differenziare il Paperone della nostra dimensione da quello ladro (e dagli altri “alternativi” che incontrerà) è che questi ultimi portano la palandrana blu con colletto e polsini rossi, mentre il “nostro” indossa la palandrana rossa. Uno stratagemma analogo lo ritroviamo nella storia Zio Paperone e lo Specchio Magico (Sarda/Gatto) di 8 anni prima, in cui Paperone e nipoti finivano in una realtà parallela oltre allo specchio in cui un altro Paperone, di animo generoso, indossava proprio la palandrana blu.
I disegni dello Studio Comicup sono molto buoni, con una linea semplice ma chiara e piacevole a vedersi. Sono poi belli da vedere i diversi Paperoni e i diversi Depositi, tratteggianti con gusto, e la quarta vignetta di tavola 25 con i contorni spezzati è apprezzabile.
Questa storia è forse quella che ricordo con più affetto e trasporto emotivo tra tutte quelle sceneggiate da Povoleri, l’avrò riletta decine di volte da piccolo!

Zio Paperone e il Recupero della N° 1

Disegni: Sandro Dossi
Tavole: 33
Topolino” # 2108 (23 aprile 1996)
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E’ questa l’ultima storia di Federico Povoleri pubblicata su “Topolino”. In realtà iniziò anche a scrivere un’altra storia, dal titolo Zio Paperone e i Semi Preziosi, ma non la vendette mai alla redazione perché di lì a poco avrebbe interrotto la sua collaborazione con “Topolino”, come racconta lo stesso autore qui.
Si può dire che inizia subito col botto, con il presunto rapimento di Paperino, arruolato invece dal ricco zio per recuperare la Numero 1, che è all’interno dell’aereo privato di Paperone precipitato sul fondo dell’oceano. I due Paperi a bordo di un moderno sommergibile cercano allora di sfidare la pressione della profondità per rientrare in possesso della preziosa moneta, ma sulle loro tracce ci sono i Bassotti, pronti ad arraffare la Numero 1 per poi ricattare Paperone ed estorcergli qualche miliardo.
Non sarà questo però l’unico pericolo che lo Zione deve affrontare: infatti la Numero 1 è stata presa da un gruppo di alieni del pianeta Marino, dalle fattezze di pesci, che usano il fondo dell’oceano della Terra come villaggio vacanze e che vogliono tenere prigionieri Paperi e Bassotti per impedire che rivelino la loro esistenza.
Insomma, una storia senza dubbio emozionante, che parte da un problema in fondo piccolo per incappare poi in uno decisamente più grande, la cattura dei pesci-alieni. Questa svolta nella trama, comunque, non può non riportare immediatamente alla mente la classica storia di Carl Barks Zio Paperone Pesca lo Skirillione (o Juke-Box ad Atlantide), dove Paperone dovette scendere nelle profondità dell’oceano per recuperare la moneta più rara del mondo e si trova di fronte al popolo della città perduta di Atlantide, costituita da uomini-pesce proprio come in questa di Povoleri.
Tra l’altro, anche il disegno di Dossi, nelle fattezze degli alieni, sembra ricalcare quelle degli atlantidei, il muso di pesce è infatti molto simile a quello tratteggiato da Barks. Per il resto il disegnatore se la cava abbastanza, con un disegno senza pretese o ambizioni, nella norma.
Mi è piaciuto comunque in questa avventura vedere Paperone e i Bassotti collaborare essendo finiti nello stesso guaio, ciononostante mi ha divertito anche la tavola finale che ribalta un po’ questa situazione.

Paperinik e il Ritorno del Perfido Perfidus

Disegni: / [solo sceneggiatura]
Tavole: 70
Due file formato pdf caricato sul forum del Papersera e sul sito dell’autore Venice Video Art (settembre-dicembre 2009)

Dopo aver dialogato nel forum del Papersera, una volta iscritto con il nickname di Perfidus, Federico Povoleri si è sentito di scrivere la sceneggiatura di una nuova storia che fungesse da “secondo atto” della saga di Perfidus, il nemico di Paperinik creato per la storia Paperinik e il Perfido… Perfidus e ricordato e amato da molti appassionati di fumetto Disney e di avventure di Paperinik iscritti al forum.
La cosa originale e significativa è che non scrive questa sceneggiatura con l’intenzione di spedirla a “Topolino” e sperare che sia pubblicata. Oltre alla mancata risposta della redazione del giornale alla mail inviata dall’autore, egli infatti sa quanto sia improbabile che si pubblichi il seguito di una storia di quasi vent’anni prima con un personaggio che la maggior parte del target non conosce.
No, l’intento di Povoleri è di ringraziare, nel modo che – parole sue – gli riesce meglio, tutti i forumisti per il grande affetto dimostratogli nei numerosi messaggi scambiati all’interno del “thread” di discussione appositamente dedicato all’autore. Un segno tangibile di affetto e di legame da parte di Federico, che in modo totalmente disinteressato e occupandolo nei ritagli di tempo ci ha fatto arrivare in due file in formato pdf (uno per il primo tempo della storia, l’altro per il secondo tempo) una storia di ampio respiro, che oltre a divertire ed emozionare noi ha preso fin da subito la mano all’autore stesso che si è divertito lui per primo a scriverla.
La storia è molto, ma molto buona infatti. Prendendosi ampi spazi per raccontare la sua storia, Povoleri riesce a inserire pesanti dosi di inquietudine, pericolo tangibile e “tenebre” all’interno della sua sceneggiatura, che scritta con uno stile pacato e chiaro riesce a rendere al meglio tutte le emozioni in gioco. Perfidus è tornato a Paperopoli, e grazie all’avventatezza di Paperino scopre l’identità segreta di Paperinik. Da questa posizione di vantaggio, il puzzolente villain può operare la sua vendetta, covata per quasi due decenni, rapendo Paperina e Archimede, e tentando di rivelare a tutti quanti l’identità segreta del suo rivale.
Paperino è estremamente vivo e umano, le sue emozioni di ansia per le sorti della fidanzata, i suoi scontri di martiniana memoria con Zio Paperone e la sua determinatezza nel preservare la sua identità e nello sconfiggere Perfidus lo rendono il supereroe che amo da sempre. Povoleri ha poi l’opportunità di approfondire la personalità disturbata di Perfidus, cosa che gli era stata impedita dai veti che la redazione del settimanale Disney gli impose sulla prima storia. Vediamo quindi un Perfidus vittima di sdoppiamento di personalità, che ogni volta che si guarda allo specchio rivede il buon vecchio Cenciopaer, il barbone che era prima di trasformarsi e che fa le veci della buona coscienza. A questo proposito, il finale dell’ultima tavola è magistrale, mi ha ricordato un po’ il finale di una delle ultima stagioni del telefilm americano Heroes!
Una storia che, per stessa ammissione di Povoleri, mette in mostra il tema del doppio, che abbiamo accennato prima, quello tipicamente pirandelliano delle maschere (Perfidus si maschera da Paperina e da Paperinik, Paperone si maschera, Paperinik stesso…) e quello del caso che muove le fila della storia (Perfidus scopre l’identità di Paperinik per caso, Paperinik scopre dove sono prigionieri Archimede e Paperina per caso…)
Leggere direttamente una sceneggiatura, poi, non è stato faticoso come temevo, anzi è stato interessante poter attingere direttamente al lavoro di base della creazione di una storia a fumetti, specie per aspiranti scrittori (come me!). Per me è stato poi bello immaginarmi le tavole mentre leggevo, o disegnate con lo stile della Marabelli (autrice dei disegni della prima storia con Perfidus) o con quello di altri artisti che riterrei dallo stile adatto (Gatto, Cavazzano…).
Ovviamente sarebbe bello vederla anche disegnata, questa storia, ma l’autore ha ragione a dire che questo costituirebbe un grosso impegno non retribuito, quindi mi accontento di leggere in questa forma questo gioiellino.
Non posso che ringraziare ancora una volta Povoleri per averci regalato questa bella storia.
Qui il link al thread dedicato interamente alla genesi e alla discussione relativa a questa storia, da dove ho attinto alcune informazioni per questa recensione.

Questa purtroppo breve carrellata nelle storie Disney scritte da Federico Povoleri è giunta al termine. Spero di essere riuscito a fare un po’ di chiarezza sull’operato di questo autore poco conosciuto in ambito disneyano, e che un elenco ragionato, ordinato e commentato delle sue storie possa contribuire a ricordare meglio le sue storie, vessate purtroppo anche dalla scarsità di ristampe di cui godono, come accennavo all’inizio nell’introduzione. Per fare un po’ di statistica, risulta che la storia più ristampata è senza dubbio Il Perfido… Perfidus, grazie al fatto che l’esistenza del mensile “Paperinik” nelle sue varie incarnazioni ha avuto modo ed esigenza di pubblicarla alcune volte. Anche Lo Sconosciuto dal Tocco d’Oro ha avuto qualche ristampa, il tema sportivo l’ha fatta entrare (come già dissi) nel “Paperolimpiadi” del 2000. Altrimenti in media le storie povoleriane hanno una ristampa su “I Classici Disney” e al limite su “Paperino“, senza contare che tra le ultime ce ne sono almeno un paio che ancora non hanno avuto nemmeno una ristampa dopo 15 anni dalla prima (e, appunto, finora unica) pubblicazione. Certo, si sa che le vie delle ristampe disneyane sono oscure e complicate, ma un po’ dispiace che storie molto valide non vengano riproposte e sia difficile procurarsele.
Al di là dell’influenza che Rodolfo Cimino, le sue storie e la sua sensibilità hanno avuto su Povoleri, spero sa emerso anche che indipendentemente da questo “debito” le avventure ideate e scritte dallo sceneggiatore siano valide di per sé, e dispiace quindi che la sua carriera tra gli autori di “Topolino” sia stata così breve.
Chiudo questa retrospettiva ringraziando, oltre tutti quelli che leggeranno e apprezzeranno questo lavoro, i miei due preziosi collaboratori. Un enorme grazie a Malachia, dunque, che ha parlato delle due storie che mi mancano e che quindi ha contribuito a rendere completa questa analisi; e a Vito, che ha messo in campo la sua sconfinata passione per il personaggio di Zio Paperone parlando di una delle avventure di Povoleri con protagonista proprio il Vecchio Cilindro, e che quindi ha impreziosito tutto il lavoro con la sua competenza.
E un grazie finale va ovviamente a Federico Povoleri, che con le sue storie mi ha fatto sognare mondi lontani quand’ero piccolo, e mi ha regalato altri attimi sereni rileggendo adesso le sue storie. E il grazie a Federico lo dico anche per la gentilezza e disponibilità con cui si è approcciato al forum del Papersera, dialogando con gli utenti e mostrandosi sempre disponibile nel rispondere alle domande, atteggiamento culminato con la storia che ci ha regalato impegnandolo molto. Grazie mille, Federico!